La Comunità e l'Associazione dei Sistemisti Informatici della Pubblica Amministrazione

Ilger

Risposta ad articolo "Tutti i numeri del Caos IT dei Comuni"

In risposta all'articolo pubblicato su agendadigitale.eu (link), è stata mandata questa risposta come commento (non sappiamo se sarà pubblicata o "moderata").

 

"Buongiorno, sono Alessandro Angellotti, vice presidente di OpenSIPA, l’associazione degli informatici della pubblica amministrazione, seguendo i lavori dell’Agenda Digitale ci siamo imbattuti in questo articolo (http://www.agendadigitale.eu/egov/1266_tutti-i-numeri-del-caos-it-nei-comuni.htmche in prima battuta ci ha ci suscitato parecchie emozioni, per le quali avremmo piacere di condividere ed intavolare una costruttiva discussione.

Ci fa piacere che il Netics, tramite uno studio approfondito ed in parte automatizzato, ha messo in luce quanto a noi risaputo e, dobbiamo dire, ampiamente scontato.

Ci dispiace venire a conoscenza che gli enti interrogati non abbiamo voluto collaborare con Netics, del resto perché non collaborare proprio chi si occupa di creare “opportunità di incontro tra domanda ed offerta”, che, a meno non me lo si spieghi diversamente, a me risulta essere in altre parole, “noi conosciamo le PA e quindi possiamo dire a voi fornitori come vendere di più” (certo, i prodotti che interessano alle PA stesse, non cose di cui non ci facciamo nulla).

Ci sorprende invece che un ex marketing manager di CSI Piemonte (che gli enti piemontesi conoscono bene), non sappia che tra gli attuali clienti di Netics ci sono alcune delle software house di cui si parla dell’articolo, perché non è stato chiesto direttamente a loro a quanto offrono i loro prodotti, se hanno prezzi standard o cos’altro? Forse la domanda rivolta ad un cliente sarebbe stata imbarazzante, forse è meglio dipingere la cartolina dei Comuni Italiani ”nel Caos”, e che magari avrebbero bisogno di una mano, di una consulenza, magari da qualcuno che è fornitore delle stesse software house che dovrebbero vendere, a prezzo calmierato e con profondo senso etico, alle PA italiane. Insomma, ci lasci dire, l’ennesimo siparietto dove se le cose vanno male è responsabilità dei Comuni, cioè dei suoi dipendenti, mentre grandi analisti hanno la soluzione in collaborazione con le stesse aziende che applicano prezzi, a quanto pare, fino al 550% più alti.

Ci delude che una proposta di “certificazione” dei fornitori e delle applicazioni arrivi proprio da chi dialoga con alcuni fornitori, di fatto dando un piccolo vantaggio competitivo a quelle aziende che ad oggi si rivolgono a Netics rispetto ad altre che non lo fanno, ma non vogliamo essere maliziosi. Continuando su questo punto, ci fa ridere di come si pensa di far raggiungere tale ipotetica certificazione ad alcune aziende fornitrici di PA, autentici pachidermi bloccati dagli stessi lock-in da loro imposti e scelte strategiche errate, ma forse una soluzione si troverà anche per loro, chissà.

Ci deprime non conoscere altri dettagli di questo studio, ad esempio vedere se ha tenuto conto o meno delle personalizzazioni comprese nei costi del servizio/manutenzione. Oppure, altra pratica comune, poichè gli enti, a causa di un miope patto di stabilità, sono molto condizionati nel poter effetture spese in conto capitale, sono costretti a pagare canoni di manutenzione o acquisto software più elevati poiché incluso vi è l’hardware, a partire da alcuni PC uso client fino ad arrivare, nei casi più disperati, a server per far girare l’applicazione  più aggiornata o in maniera più veloce e quindi più efficiente.

Ci lascia contraddetti nel momento in cui ci si augura che l’Anagrafe Nazionale della Popolazione finalmente prenda forma (software centralizzato con buona pace dei fornitori, o forse no?), ma al contempo speriamo che “non risorgano velleità di software di Stato”, ma su questo non commentiamo oltre, chiunque leggerà questo commento capirà da se i motivi... forse.

Ed infine, l’articolo ci fa arrabbiare, per un motivo molto semplice: i padri parlino con i figli! Lo Stato, o il Governo dir si voglia, parli DIRETTAMENTE con le sue succursali senza passare per intermediari portatori di interessi. Lo Stato abbia il coraggio, da domani o entro fine settimana massimo, di dire che i servizi digitali devono parlare con formati STANDARD e APERTI e che qualsiasi software per la PA debba avere tracciato record PUBBLICO E DOCUMENTATO nei minimi particolari (in attesa eventualmente di  tracciati record standard). Vi deve essere una legge dello Stato, non un velato e codardo consiglio facilmente eludibile come l’ormai famoso art.68 del CAD, un articolo di legge che lo dica nero su bianco, un comunicato stampa che lo diffonda a tutti i livelli, una PEC del Ministero che arrivi a tutti gli Enti d’Italia. Ecco che già i tre quarti dei famosi produttori di software per la PA si ritroverebbero a fare innovazione e non più vivacchiare alle spalle dei contribuenti, con gli enti presi in ostaggio. Il mercato è sacro? E che si movimenti allora, ad oggi ci pare di leggere l’ennesima rivoluzione che protegge l’immobilismo e gli interessi dei fornitori a danno della professionalità degli enti, comunali o meno che siano.

Altro ancora ci sarebbe da dire ma rimandiamo per non appesantire eccessivamente il tema trattato, speriamo di aver dato uno spunto di riflessione importante a questo articolo.

Buona giornata."