La Comunità e l'Associazione dei Sistemisti Informatici della Pubblica Amministrazione

Ilger

Prepariamo la “barca” per il viaggio verso la “#PA Digitale”

Negli ultimi mesi si sente parlare, sempre più prepotentemente, di Open Data, così come di Agenda  Digitale e di riforma della P.A..
La questione degli Open Data, come strumento della trasparenza nella P.A., viene descritta come la soluzione definitiva alle problematiche della corruzione e del cattivo governo della nostra “povera” Italia.
Di Agenda Digitale, poi, se ne parla ormai da anni. Se ne parla così tanto - come dice Stefano Epifani nel suo articolo su Tech Economy - che è ormai diventata indigesta; soprattutto se, a fronte di così tanto parlare,ci si mettono sette mesi per nominare il direttore di Agid.
Per il cittadino e l’imprenditore, spettatori inesperti di così tanto parlare, l’attenzione della politica alla modernizzazione della P.A. sembra davvero una rivoluzione copernicana, una manna caduta dal cielo: la  fatturazione elettronica, l’anagrafe nazionale della popolazione residente, il sistema pubblico di Identità  digitale, e infine il disegno di legge delega 1.577, che si spinge sino al “Tutto on line”, o meglio “Tutto a/da casa Tua”.
Per chi lavora all’interno della P.A., invece, tutto appare tremendamente diverso e forse è il caso di 
snocciolare qualche numero (1):

  • 94 comuni su 100, con meno di 5.000 abitanti, non hanno un addetto ICT e/o un servizio autonomo;
  • solo il 6,3% dei dipendenti della PAL hanno seguito corsi di formazione ICT nell’anno precedente;
  • la PAL conta 1,3 addetti ICT ogni 100 dipendenti;

Se poi si scava ancora più in profondità, ci si accorge che a volte gli addetti ICT, i quali dovrebbero governare questa “barca” nel mare già mosso (ma presto in tempesta), sono dipendenti “prestati” all’informatica ed alle telecomunicazioni, anche dotati di predisposizione e/o volontà, ma di certo poco formati e pronti ad affrontare le sfide prospettate. 
Relativamente ai servizi alla cittadinanza da porre on line a seguito di quanto previsto dal sopraccitato disegno di legge n. 1.577, nel valutare l’impatto di tale norma sulla macchina della P.A. in generale, ed in particolare sugli enti territoriali, si può fare mente locale su quante volte, nella vita di tutti i giorni, un cittadino qualsiasi si rivolge al comune, alla provincia, alla regione od ad un qualsiasi altro ente dello Stato. 
Si scoprirà che buona parte dei servizi al pubblico sono erogati dai comuni, sia per compiti propri, sia per i compiti che negli ultimi anni sono stati ad essi delegati dagli altri Enti (sportelli catastali, previdenziali, sanitari etc.). Giusto i comuni che sono, tra tutti gli enti della P.A., i meno attrezzati ad affrontare le innovazioni prospettate. 
Bene, a fronte di quanto fin qui premesso, ci si domanda:
Non è che, nel fissare mete sempre più ambiziose, ci si sta dimenticando della “barca” che a questi  traguardi ci deve condurre?
Siamo sicuri di voler affidare il sistema pubblico di identità digitale (totalmente basato sull’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente) a questi “poveri” 8100 Comuni senza fondi, con 11.340 addetti e con solo il 6,3% dei dipendenti che frequenta corsi di formazione ICT?

L’invito è quindi, sin da subito, a preparare la “barca” prima di iniziare questa emozionante e pericolosa traversata:

  •  formare adeguatamente i dipendenti ed in particolare chi si occupa di ICT;
  •  incrementare il numero di addetti ICT, favorendo la mobilità dagli enti in dismissione, nel rispetto della località di residenza;
  •  sostenere il cambio di profilo per quei dipendenti pubblici che, in possesso di una formazione specifica nel campo dell’ICT, oggi svolgono i propri compiti in altri settori.
  •  stimolare l’accorpamento dei comuni con meno di 5000 abitanti, per l’erogazione dei servizi di ICT;

Ed infine, dobbiamo proprio continuare a prenderci in giro, facendo concludere ogni Legge d’Italia con la  dicitura : “Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.” ?

Fabio Puglisi
Ingegnere, Responsabile servizi ICT
puglisi.fabio@gmail.com
Skype: fabio.puglisi
Twitter: fabiopuglisi

(1)Fonte Istat – 2012 LE TECNOLOGIE DELL’INFORMAZIONE E DELLA COMUNICAZIONE NELLA PUBBLICA 

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