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Identità digitale, il pin unico arriva ad aprile. Come funzionerà

Habemus identita’ digitale. Sotto forma di pin unico, una sorta di passaporto elettronico al cui interno c’è tutto di noi: nome, cognome, codice fiscale, luogo di nascita, la data di nascita e il sesso. Probabilmente anche indirizzo mail e numero di telefono, utili per poter comunicare con il soggetto titolare dell’identita’ digitale.

Comunicare, ecco. E’ il senso di questa identita’ digitale che – speriamo – sia molto diversa della vecchia carta di identità elettronica mai sbocciata (per fortuna, aggiungiamo). Il senso è poter usufruire di tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni – ammesso e non concesso che i servizi esistano, siano accessibili e funzionino bene – comodamente da casa,con un click, senza file.

Non solo servizi pubblici ma anche privati: il pin unico potrà infatti potrà essere integrato anche con i servizi offerti dagli operatori privati. Sappiamo che si chiamerà SPID, acronimo di “Sistema pubblico di identita’ digitale”. Una sola chiave per accedere ai diversi servizi web (Inps, Agenzia Entrate, Comuni, scuole, Asl).

Si inizia ad aprile 2015, obiettivo dichiarato da @mariannamadia (molto attiva su Twitter) arrivare al 2017 con 10 milioni di utenti collegati, ovvero un italiano su sei. Non sarebbe male, anche se poi, come sempre, bisogna capire cosa offre questo collegamento. Già a settembre 2015 è previsto che 3 milioni di persone accederanno al nuovo servizio.

Il tutto è figlio di un accordo tra Stato, Regioni e Comuni che prevede, fra le altre cose, un’agenda di semplificazione in 37 punti. Tra i punti anche la marca da bollo digitale, acquistabile su internet senza dovere andare dal tabaccaio. Anche in questo caso è fissato un target, dovrà adeguarsi alla versione telematica il 90% dei comuni entro il 2017.

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