La Comunità e l'Associazione dei Sistemisti Informatici della Pubblica Amministrazione

Ilger

Liberi di usare il software libero #Opensource

foss

È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati".

I numerosi provvedimenti adottati dagli ultimi governi succedutisi per favorire l’adozione dei software FOSS (Free and Open Source Software) nella P.A. sembrano proprio una delle perle di saggezza di Massimo Catalano.

All’osservatore attento, soprattutto quello che ci guarda dall’estero, sorge immediatamente un dubbio: perché la P.A. italiana dovrebbe volersi accanire nella logica “anti-Catalano”, per cui è meglio spendere tanti soldi, in software poco efficienti, che una volta comprati non li puoi più dismettere ? Che bisogno c’è di avere una legge che ti indichi cosa comprare per risparmiare e avere duttilità di utilizzo ? …… e come se ci fosse bisogno di una norma che ci informi che per consumare meno energia elettrica bisogna spegnere le lampadine durante il giorno.

Purtroppo l’analisi della questione non è né così ovvia né così semplice.

Una prima importantissima risposta ai quesiti sopra esposti ci viene data dall’analisi dei dati forniti dall’Istat (1). Rileviamo ad esempio che il 91,9% dei comuni con più di 60.000 abitanti utilizzano Sistemi Operativi (S.O.)  lato server di tipo FOSS, mentre nei comuni al di sotto di 5.000 abitanti questa percentuale scende al 34,7%, o ancora che l’88,7% dei comuni con più di 60.000 abitanti utilizza DBMS di tipo FOSS, percentuale che scende al 36% nei comuni con meno di 5.000 abitanti. Se poi correliamo questi dati con le rilevazioni della stessa indagine, relative agli addetti ICT nella P.A., le percentuali sopra indicate sono presto spiegate: 94 comuni su 100, con meno di 5.000 abitanti, non hanno un addetto ICT e/o un servizio autonomo. Ciò equivale a dire che le tecnologie FOSS vengono utilizzate massicciamente dove ci sono risorse umane dedicate alla gestione dell’ICT.

Una seconda riflessione deve essere fatta rilevando che non sempre l’utilizzo delle tecnologie Foss rappresentano la scelta migliore per una P.A. Farò un esempio pratico e reale: è disponibile sul “mercato” una soluzione open source per l’automazione del protocollo e degli atti amministrativi della P.A.. Chiaramente l’adozione di una tale piattaforma richiede il necessario intervento del produttore per le attività di installazione, configurazione, conversione dati, addestramento, assistenza e manutenzione. Tale piattaforma, a meno di ulteriori costosi sviluppi ad hoc, resterà informaticamente scollegata dagli altri moduli software utilizzati dall’Ente, in quanto ragionevolmente prodotti da altri fornitori. Quanto effettivamente allora sarà produttivo avere una tale soluzione a confronto con l’acquisto di una piattaforma con licenza a pagamento, completamente integrata con le altre piattaforme applicative dell’Ente, in considerazione che i costi dell’acquisto delle licenze sono ormai crollati e che di fatto si pagano solo i servizi di avvio e manutenzione ? Che possibilità reale c’è per un Ente di sfruttare le caratteristiche di “codice aperto” per apportare proprie personalizzazioni al software, e quanto enorme è la perdita di ore/uomo per avere un modulo software non integrato con il resto delle piattaforme applicative ?

Insomma il meglio per la P.A. non si ottiene né con le continue disposizioni dei governi in ambito di free software, né di certo compilando i bizantinici fogli elettronici previsti dall’ AgID per la valutazione comparativa prevista dall’art. 68 del C.A.D..

La soluzione da adottare a fronte delle prime valutazioni esposte è strutturale e necessità scelte di governo importati e controcorrente rispetto alle politiche sul personale degli enti pubblici sino ad oggi adottate: se si vuole una P.A. digitale che sfrutti al meglio le risorse della tecnologia dell’informazione e della comunicazione e che sappia massicciamente sfruttare gli enormi benefici derivanti dall’adozione del FOSS non si può prescindere dall’avere all’interno degli Enti addetti ICT preparati ed in numero sufficiente.

Le considerazioni che scaturiscono dalla seconda valutazione sono invece di carattere prettamente tecnologico e richiedono una riflessione più articolata. Va innanzitutto considerato che sebbene le soluzioni FOSS possano essere adottate in tutti gli ambiti del sistema informatico di un ente pubblico, non sempre le stesse risultano essere la scelta migliore. Bisogna allora concentrarsi sui domini ove l’adozione del software libero comporta certi e consistenti risparmi oltre che risultati di grande qualità.

La quasi totalità dell’attività lavorativa di un dipendente della P.A. viene svolta attraverso uno o più software c.d. “gestionali”.  Incidere sulle peculiarità di tali software influisce enormemente sia sulla qualità dei processi produttivi degli Enti, sia sulla quantità delle risorse economiche impiegate. Prevedere che tali “gestionali” utilizzino lato server tecnologie Foss, di certo equivale a realizzare risparmi mantenendo assoluta efficienza (ad onor del vero molti dei software gestionali in commercio sfruttano già abbondantemente lato server tecnologie Foss), ma la carta del risparmio vero si giocherà nelle postazioni di lavoro (p.d.l.). Nel panorama attuale, infatti, la stragrande maggioranza delle soluzioni applicative di tipo gestionale, prevedono lato client soluzioni legate ad un S.O. o ad un browser specifico od ancora ad una precisa suite di office automation. E’ questo quindi il campo ove è necessario agire. Avere ad esempio un gestionale che lato client sia indipendente dalla suite di office automation (soprattutto se è a pagamento), significa risparmiare circa € 200,00 a p.d.l..  E’ chiaro, anche per il più estraneo all’argomento, che i risparmi ottenibili sono enormi e soprattutto si consolidano nel tempo. Bisogna inoltre pretendere che i gestionali possano essere utilizzati lato client con interfacce “platform indipendent” e “browser indipendent”. Ciò significherebbe costituire le necessarie condizioni che consentano l’adozione di p.d.l. ampliamente slegate dall’utilizzo di licenze a pagamento. In tal senso è fondamentale prevedere che i gestionali destinati alla P.A. vengano “certificati” in relazione al rispetto di tali gradi di libertà.

Insomma non sempre i software liberi o open source rappresentano la scelta migliore per la P.A., ma negli scenari ove l’adozione del FOSS è conveniente è necessario far si che esistano le condizioni affinché tali tecnologie siano adottate.  Bisogna quindi creare i presupposti affinché persone competenti all’interno degli Enti, senza vincoli, possano ragionare sull’effettivo impatto delle varie soluzioni sulle singole organizzazioni e dispiegare di conseguenza quelle che nel rapporto costo/risultati assicurano la massima efficienza della P.A. digitale.

Rendiamo quindi la P.A. libera di usare software liberi, le parole d'ordine sono: meno norme e linee guida più addetti ICT e soluzioni certificate che assicurino l’indipendenza dal S.O., dal browser e dalle suite di office automation.

Fabio Puglisi

Twitter:@fabiopuglisi

 

 

(1)  Fonte Istat – 2012 LE TECNOLOGIE DELL’INFORMAZIONE E DELLA COMUNICAZIONE NELLA PUBBLICA 

Categoria: