La Comunità e l'Associazione dei Sistemisti Informatici della Pubblica Amministrazione

Ilger

La #PA digitale che verrà @AgidGov

Le luci dell’OpenSiPA Day 2015 si sono appena spente. Un gran successo per i numeri, i relatori intervenuti ma anche e soprattutto per la capacità di un gruppo di caparbi sognatori che credono fermamente che la P.A. non è solo quella dei fannulloni, ma è anche quella fatta di gente capace e volenterosa, che non rappresenta “portatori di interesse”.

Cosa è venuto fuori dall’OpenSiPA Day: Una P.A. digitale ancora giovane e troppo eterogenea fatta dai bisonti tecnologici della PA centrale e dalle formiche intraprendenti dei piccoli comuni. Una P.A. nella quale c’è chi esternalizza la propria sala server e chi ha un unico server sotto la propria scrivania.

Su tanta variopinta umanità si è abbattuta la voce forte dello Stato che spinge per realizzare un paese più moderno e meno burocratizzato, e tutti, inesorabilmente, organizzati o sprovveduti, tecnologi o amministrativi riconvertiti devono caricarsi lo stesso pesante fardello da portare di corsa al traguardo della “P.A. che verrà”.

Per tutti si presentano le medesime strade da percorrere, ancora sconnesse ed irte, che si chiamano SPID, ANPR, SGPA, Italia Login, PagoPA. Sono le strade che creeranno l’infrastruttura comune che permetterà a tutti gli Enti della Nazione di offrire e consumare servizi.

Il “ferro” di certo andrà via. Andrà in luoghi sicuri dove l’energia elettrica non manca mai, l’acqua di ricircolo dei climatizzatori, sempre accesi, riscalderà le piscine comunali, dove la connessione ad internet è velocissima e stabile, dove ad ogni minuto del giorno e della notte c’è un omino efficiente pronto a cambiare l’inevitabile parte guasta. In un certo senso ci sarà la democrazia del “ferro”, tutti dal bisonte tecnologico alla piccola formica intraprendente potranno godere della stessa efficienza.

C’è chi intravede una P.A. più produttiva passando dalla normalizzazione delle basi dati: “tracciati dati di stato” a cui tutti devono adeguarsi. C’è chi si spinge oltre, e ritiene che la P.A. efficiente può passare solo attraverso gli “applicativi di stato”, d’altra parte il cedolino paga si calcola allo stesso modo da Livigno a Linosa.

C’è chi ancora ritiene che il progresso è indissolubilmente legato alla concorrenza e che pertanto lo Stato debba interessarsi delle infrastrutture e delle regole, lasciando all’iniziativa del privato il compito di produrre ed offrire applicativi capaci di erogare servizi ICT sempre più numerosi e semplici da usare.

Per ultimo c’è chi (come me), ritiene che la pietra d’angolo della nuova “P.A. che verrà” sia la capacità di far cooperare i “back end” di tutti gli Enti pubblici della Nazione, consentendo ai sistemi informatici, ovunque siano dislocati, di offrire e consumare servizi che rispondono a protocolli e strutture dati normati dallo Stato. Insomma applicativi “certificati” che secondo le architetture tipiche del “SOA” erogano e consumano servizi rigidamente regolati.

D’altra parte a chi importa come è fatto un apparecchio TV, ciò che interessa è che ovunque sia collocato, di qualsiasi marca esso sia, e qualsiasi tipo di telecomando adotti, possa colloquiare con il lettore DVD e l’Home theatre, e risponda alle nostre richieste di informazioni e di svago attraverso i soliti semplicissimi bottoni.

Fabio Puglisi

Twitter: @fabiopuglisi

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