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La FatturaPA svela la grande criticità della nuova PA Digitale

A qualche giorno dall’avvio della FatturaPA per tutti gli enti della P.A., si può iniziare a tracciare un primissimo feedback, per evidenziare le criticità rilevate, confermare o smentire quelle previste, e per analizzare l’efficienza, l’efficacia, l’economicità e la robustezza del sistema realizzato.

In realtà l’occasione può e deve servire per una analisi più generale che permetta di evidenziare alcuni punti critici delle scelte architetturali fatte nel disegno della rivoluzione digitale della PA.

 

Vediamo un po’:

Una prima considerazione  va fatta per individuare quali sono gli attori che fruiranno dei benefici derivanti dall’introduzione della “FatturaPA”, e di contro chi invece subirà senza alcun beneficio tale strumento.

Le imprese hanno dovuto adeguare i propri software di fatturazione “una tantum”  ed  acquistare il servizio di conservazione documentale ( ~  € 30,00 annui  “per sempre”). Chi invece ha preferito non investire in proprio, ha optato per i servizi di intermediazione, spesso preferendo quelli forniti dallo studio commerciale di riferimento, trasformando l’investimento in moduli software e conservazione, in un costo fisso da rigirare alla P.A..

I debiti della PA verranno pagati più celermente ?    Rintengo di no.  Infatti la FatturaPA, sebbene venga registrata automaticamente nella Piattaforma di Certificazione dei Crediti (PCC) tenuta dal MEF, non comporta miglioramenti dal punto di vista della liquidità delle imprese derivante dalla certificazione dei crediti. Infatti tale piattaforma era disponibile già prima dell’adozione della FatturaPA ma poco utilizzata, almeno per le piccole  e medio-piccole commesse della P.A.

Tirando le somme l’operazione FatturaPA non convince le imprese, anzi, l’imponente sforzo di comunicazione messo in campo dal Governo, viene visto come una densa cortina di fumo realizzata ad hoc per nascondere il reale ulteriore aggravio in termini di burocrazia e costi per le aziende.

Anche per la P.A. che riceve le fatture, l’operazione FatturaPA è risultata solo un ulteriore aggravio in termini di burocrazia e di costi. E’ stato necessario infatti aggiornare tutti i software, e attivare i sistemi di conservazione. Udite udite, lo stesso documento viene conservato due volte, dalle imprese e dalla P.A., alla faccia della “normalizzazione”, insomma roba da stracciare la laurea.

Poi ci sono i problemi legati alla pesante burocratizzazione introdotta dai nuovi adempimenti in carico alla P.A.: accettazione, rifiuto, presa in carico,comunicazione di liquidazione, etc. Peraltro alcuni di questi saranno certamente forieri di contenziosi. Si pensi ad esempio all’ “esito committente” di accettazione o di rifiuto di una FatturaPa. La P.A. infatti non è obbligata a trasmettere tale esito, anche perché spesso non ci sono i tempi tecnici per decidere in un senso o nell’altro. Altra questione delicata è quella legata al rispetto del termine di pagamento, anche se, a onor del vero, tale aspetto era già presente prima dell’introduzione della FatturaPA, ma mitigato da una gestione meno burocratizzata del procedimento.

La musica è diversa se si esaminano i benefici della FatturaPA per il MEF. Per la prima volta nella storia d’Italia, il  Governo avrà l’esatta idea dell’indebitamento dell’apparato statale, e di certo  non è poco, anzi.

Insomma luci e ombre. L’occasione deve servire invece, per guardare oltre o meglio al nocciolo del problema. Anche la FatturaPa come tutte le altre iniziative intraprese per la costruzione della nuova P.A. digitale risente dello stesso enorme problema: l’incapacità degli enti della P.A. di dialogare informaticamente tra loro.  Già la sola modalità di dialogo sin ora adottata dovrebbe rendere chiaro lo scenario: in Italia e Tanzania si è optato per la PEC, nella restante parte del globo viene invece utilizzato, con successo, il sistema della interoperabilità e  della cooperazione applicativa dei back end. In sostanza si stabilisce quali servizi (e in che modalità) ciascun attore della P.A. debba esporre  o poter consumare, per consentire lo scambio di dati e informazioni e l’utilizzo degli stessi nella propria logica applicativa.

Giusto per fare un esempio pratico: oggi una qualsiasi P.A., prima di liquidare un fattura, deve collegarsi, tramite un proprio operatore, al sistema informatico Inps/Inail per richiedere il certificato Durc. Per fare questa operazione, l’impiegato, deve digitare manualmente una serie di dati già precedentemente caricati in un proprio archivio informatico. Dovrà poi aspettare pazientemente il rilascio del certificato DURC, che di norma viene prodotto mediamente in 15 gg dalla richiesta, ed inviato alla P.A. richiedente tramite un messaggio PEC, che dovrà essere protocollato e smistato all’ufficio interessato. E’ chiaro che se l’applicativo software utilizzato per liquidare le fatture potesse “consumare”, in cooperazione applicativa, un servizio esposto da Inps/Inail  per rilasciare in tempo reale la certificazione DURC si otterrebbero due distinti enormi vantaggi: 1) rapidità di liquidazione delle fatture; 2) risparmio in termine di ore uomo per il completamente del procedimento.

Se moltiplichiamo tali risparmi per le interazioni giornaliere tra gli Enti della P.A. appare chiaro che i risparmi ottenibili sono computabili in decine di miliardi di euro.

In conclusione, la  FatturaPA avrà di certo risvolti positivi, anche se pagati a caro prezzo dalle imprese e dagli Enti della P.A., ma la rivoluzione digitale ha bisogno di ben altro: richiede scelte e azioni ambiziose, visionarie, concrete e innovative. 

Fabio Puglisi

twitter: @fabiopuglisi

 

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